Filo di nota / In piazza Grande un “festival” da sagra della ciofega

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Filo di nota / In piazza Grande un “festival” da sagra della ciofega
Lo sappiamo: non tutto è comprensibile d'acchito ad ogni latitudine. Ma il cinema, al pari della musica, ha o avrebbe un'ambizione: quella di spezzare le barriere e di rendersi immediatamente materia percepita. Operazione fallita, dovendosi dire, con “La canzone degli scorpioni”, film buttato iersera in piazza Grande a Locarno: du' palle affettate “à la julienne”, ritmi che non sono ritmi nemmeno in una cultura basata sulla lentezza, e si abbia memoria del fatto che non sempre basta la fotografia a salvare un prodotto, come fece capire Wim Wenders pur mirabile nel tristerrimo “Al di là delle nuvole” di Michelangelo Antonioni. Per quanti si accasciano condiscendenti e tremolanti davanti a tutto quel che suona indiano: nulla di nuovo nemmeno nell'attitudine della guaritrice che salva le persone morse dagli scorpioni “caricandosi” del veleno in modalità osmotica, perché è lo stesso dono di cui dispone John Coffey nel “Miglio verde”. Alla luce dei recenti precedenti, si riformula la domanda: su quali basi, davvero, su quali basi al “Festival” edizione numero 70 è stato scelto questo materiale per la proiezione in piazza Grande? Post scriptum: nel film, chi viene morso dallo scorpione si salva; davanti allo schermo, muore per noia chi assiste al salvataggio del tizio morso dallo scorpione.
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