“Pardo d'oro” ad un cinese. Cinema svizzero preso a schiaffi

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“Pardo d'oro” ad un cinese. Cinema svizzero preso a schiaffi
All'epilogo la 70.a edizione del “Festival internazionale del film” di Locarno: la spunta - giusto - “Mrs. Fang” del sensibile Wang Bing. Italia senza gloria (et pour cause). Tra i premi accessori, pellicole elvetiche fuori dai giochi dagli affluenti agli effluenti di ogni categoria; una menzioncina marginale, toh, come massimo raccolto nell'evento di casa.

Va a “Mrs. Fang”, storia di un'anziana colpita dall'Alzheimer (sissignori, è un documentario: tenere a mente, noi si coltiva e gli altri raccolgono) ed accompagnata dal regista Wang Bing - in immagine - nel tempo più difficile dell'esistenza terrena, il “Pardo d'oro” del 70.o “Festival internazionale del film” di Locarno, come da annuncio dato questo pomeriggio ovvero a poche ore dalla serata conclusiva. Si è d'accordo sul riconoscimento, per la sensibilità dell'opera e per l'essere ormai Wang Bing - 50 anni, uno che porta il documentario a piena dignità - ormai frequentatore nobile di buone piazze cinematografiche, e sempre con significative azioni di denuncia politico-sociale; “Mrs. Fang”, di cui all'Occidente può sfuggire l'intima poetica anche nella ricorrenza del nome e del cognome dell'anziana malata (Fang Xiu Ying, si colga l'assonanza con altra figura storica), era tra i cinque lavori seriamente in lizza per il “Pardo d'oro”, e nessuno si sarebbe scandalizzato per un'eventuale assegnazione del trofeo al franco-belga “Madame Hyde” o al rumeno “Charleston”.

Esito invece funesto per alcuni cardinali presentatisi in conclave con la tiara papale quasi disegnata sulla testa e che sono usciti da semplici parroci di campagna: sventolatissimo era “Gli asteroidi”, Germano Maccioni il regista, Pippo Delbono (certo, quello che sdoganò impunito un terrorista mai pentitosi qual fu Giovanni Senzani: noi non dimentichiamo) l'attore sulle cui spalle è stata lasciata l'opera, e zero tituli anche per la pretenziosità da filosofia un tanto il chilo, tipo citazioni wikipediane per far colpo; celluloide troppo intellettualoide, si direbbe, fianco per la “crème de la crème” intellettualistica orbitante sotto il cielo del Verbano. Svizzera, di suo, malamente sbertucciata, sicché tra danesi georgiani qatarioti argentini dominicani sudcoreani turchi israeliani e cubani - tutti a bersaglio - ci si deve contentare della menzione speciale per l'opera prima, Cyril Schäublin dietro alla macchina da presa, “Dene wos guet geit” il segno della speranza. Dicasi: una menzione speciale, tutto lì (ah, entschüldigen Sie bitte, ma “Dene wos guet geit” valeva di più).

Giusto per chiudere, i nomi belli: Elliott Crosset Todd Hove (in “Winter brothers”) ed Isabelle Huppert (in “Madame Hyde”) vincitori dei premi per la miglior interpretazione di genere; a Frédéric-Jacques Ossang il pardo per la miglior regìa; alla pellicola “As boas maneiras” il riconoscimento speciale della giuria; una coproduzione bulgaro-germanica, per l'impronta di Ilian Metev e sotto il titolo “3/4-Three quarters”, meritevole del “Pardo d'oro” nella sezione “Cineasti del presente”. Stasera proclamazione del premio popolare, indi proiezione dell'atteso “Gotthard” in piazza Grande. E che lo spirito di Steve Lee, almeno quello, sia e resti con noi.

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