L'editoriale-bonsai / Moretto è e mo'(retto) resta. Chomp

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L'editoriale-bonsai / Moretto è e mo'(retto) resta. Chomp
Ogni tanto, anche in Svizzera, salta fuori qualche aspirante professionista che trova un granello di pulviscolo e, o perché vuol farsi bello o perché trova un committente stupido o perché crede di aver titolo alla provocazione, si inventa un “casus belli”. Esempio ultimo: tale Franziska Schutzbach, ricercatrice all'Uni Basilea, ha messo in piedi un cancan articolando il retropensiero secondo cui i moretti non sono più da chiamarsi moretti giacché entrerebbe in gioco una forma di latente razzismo. Il “curriculum” della gentile soggetta (https://genderstudies.unibas.ch/zentrum/personen/profil/portrait/person/schutzbach) è largamente descrittivo delle ideologie rappresentate e di una certa qual prosopopea (se le va, anzi, Franziska Schutzbach ci illustri quali sarebbero le sue “varie esperienze giornalistiche”: per sua sfortuna, quanto abbiamo trovato in rete sembra un temino da composizione per cercare di strappare la sufficienza in tedesco al liceo), ma ciò non conta granché; sorprende semmai l'inconsistenza dell'argomento, tra l'altro venuto per nuovo quand'esso venne invece affrontato e risolto, ad esempio nel mondo della distribuzione moderna elvetica, poco meno di 20 anni or sono. E dunque, amabile ricercatrice, eviti: in un Paese serio si ha altro di cui occuparsi come priorità. Che sappiamo noi, toh: prenda spunto dal suo cognome...
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