“Caso Argo1”, Governo cantonale in campo come accusatore privato

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“Caso Argo1”, Governo cantonale in campo come accusatore privato
Tre decisioni d'un colpo, oggi a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona, sponda Esecutivo. La prima: combattere in prima linea con accesso agli atti. La seconda: nessun ridimensionamento del ruolo di Paolo Beltraminelli, direttore del Dipartimento competente. La terza: incarico ad un perito esterno per l'indagine sui rapporti tra l'ente pubblico e la società di sicurezza che è finita sotto inchiesta.

Ad un primo, non risolutivo ma importante punto di svolta oggi la vicenda tristanzuola dei confusi rapporti tra Cantone ed “Argo1” (sempre quella, sempre la società cui per oltre due anni rimase conferito un mandato diretto e “provvisorio” per la gestione della sicurezza in centri di alloggiamento per asilanti su territorio ticinese): dal Governo l'annuncio della costituzione quale accusatore privato in ogni sede competente, il che nella sostanza equivale alla facoltà di accedere ai documenti dell'inchiesta penale in corso su ipotizzate - ed in parte già confermate - attività illecite della “Argo1” stessa e/o di suoi rappresentanti legali e/o di persone operanti in nome e per conto della “Argo1”. Lungi dal risolvere la questione, l'atto si configura come una “assunzione di responsabilità” (parole di Manuele Bertoli, presidente dell'Esecutivo) sul caso, assunzione di responsabilità nel cui contesto si inseriscono due altri aspetti. Il primo: ad un perito esterno viene assegnata l'analisi dei rapporti e dell'operato (lavoraccio, si sta parlando anche di vicende lontane nel tempo). Il secondo: Paolo Beltraminelli (nella foto), titolare del Dipartimento cantonale sanità-socialità e che già era stato chiamato ad esprimersi in Gran Consiglio su quel mandato, resta nella pienezza del ruolo e dunque, a differenza di quanto preteso da voci della Sinistra (Partito socialista e Mps), non viene privato delle competenze sulla discussa Divisione azione sociale-famiglie all'interno della quale si consumò il pasticcio. Nessun congelamento è stato sollecitato dai colleghi in Esecutivo, nessuna ipotesi di autosospensione è stata prefigurata dal diretto interessato.

Del perito esterno, e questo - al netto di ogni altro giudizio - costituisce motivo di apprezzamento sulla determinazione con cui infine il caso è stato ripreso in esame (non che si potesse farlo, dopo recenti evidenze da inchieste giornalistiche), si sa già il nome: Marco Bertoli, ex-procuratore pubblico. Il quale Marco Bertoli non agirà in solitaria, potendo egli godere della collaborazione di Francesco Catenazzi, operante come consulente giuridico del Cantone. Non è da escludersi la disponibilità di terze persone per l'attività di acquisizione e di analisi dei materiali: a titolo di esempio, il mero confronto fra i nomi che figuravano autorizzati allo svolgimento delle attività della “Argo1” (società anonima nel frattempo posta in liquidazione, come qui riferito in agosto) e quelli che prestavano servizio. Nessuna incertezza nell'andare sino in fondo, è la sintesi tra le sintesi delle dichiarazioni d'intenti; proceda pure l'inchiesta amministrativa, chi su ciò ha competenza agisca secondo scienza e coscienza sull'eventuale istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta, ma si sappia che le indagini giudiziarie sono cosa più ampia ed oltremodo più incisiva. A proposito della commissione parlamentare d'inchiesta: il dado non venne tratto ieri, ma i membri della Commissione granconsigliare gestione optarono per l'attribuzione a specifica sottocommissione - che è poi quella cosiddetta “di vigilanza” - dell'incarico di studio sull'eventuale costituzione della commissione medesima.

E poi? Beh, e poi: in sede di sottocommissione sarebbe da identificarsi il quadro degli aspetti da sottoporsi ad indagine; a contesto delineato, stesura del documento con qualche conclusione di indirizzo; il documento viaggerebbe verso la Commissione granconsiliare gestione; i componenti la Commissione granconsiliare gestione si dovrebbero esprimere sulle conclusioni giungendo a tagliare il nodo gordiano, ossia decidendo se la commissione parlamentare di inchiesta sia da... ennò, non da istituirsi, ma da proporsi. A chi? Al Gran Consiglio. Che infine, ed una volta per tutte, deciderebbe. Gente, è ancora lunga, lunghissima. Per dire: il solo approfondimento da parte dei membri della sottocommissione richiederà non meno di quattro settimane.

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