“Argo1”, bufera in Gran Consiglio. E spunta un altro caso sospetto

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“Argo1”, bufera in Gran Consiglio. E spunta un altro caso sospetto
(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 20.48) Giornata campale per l'Esecutivo sui mille rivoli del mandato alla società di sicurezza. Discussione generale, domande a raffica, approvata la costituzione della commissione di inchiesta. Sullo sfondo, e nei rumori di corridoio, dubbi serpeggianti: potrebbe non essere finita qui circa il coinvolgimento di soggetti operanti o già operanti in seno all'Amministrazione cantonale.

(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 20.48) No, altro che chiarezza fatta. Porta vento di nuove bufere, in aggiunta a quella di cui si doveva trattare, la convulsa giornata di lavori in Gran Consiglio, tema unico l'affaraccio della società di sicurezza “Argo1” cui era conferito il compito della sorveglianza e della gestione di alcune unità di accoglienza per migranti. Nuove bufere: perché al di là dei mezzi annunci sulla costituenda commissione parlamentare (già tardiva; l'hanno approvata a fine lavori) di inchiesta, al di là delle infinite diatribe su risposte date e non date e date con giri di parole, al di là del minimizzare e dell'accentuare secondo punti di vista che via via sembrano precisarsi sulla falsariga di delusione-insoddisfazione-incredulità in salsa mista e ad ampio spettro delle forze politiche rappresentate, al di là di tutto questo, dicevamo, potrebbe esserci altro. Che cosa, in aula non si racconta ma nel corridoio dei passi perduti il rumore di fondo si trasforma in rimbombo; pongasi pertanto l'ipotesi secondo cui Marco Sansonetti, già titolare della “Argo1”, avrebbe dispensato qualcosa di più che una o due cene pagate a Fiorenzo Dadò deputato e presidente del Ppd ed alla fidanzata Carmela Fiorini durante un soggiorno ben suggerito in quel di Bormio, Valtellina, provincia di Sondrio, agendo però all'insaputa di entrambi che, infatti, solo alla fine del soggiorno si sarebbero trovati uno “zero” sul conto del dovuto per quella o per quelle cene. Nulla, si scrive e si sottolinea, nulla che stavolta riguardi Fiorenzo Dadò; nulla, si aggiunge e si conferma, che stavolta sia pertinente alla compagna, quest'ultima nel centro del mirino sulla prima ondata dello scandalo-“Argo1” perché operativa in seno all'Amministrazione cantonale quale caposervizio richiedenti l'asilo all'interno dell'Ufficio sostegno sociale-inserimento in Bellinzona (non figura apicale, ma con dignitoso ruolo, tanto che firmava “in uno” con il capufficio Renato Scheurer). E quindi? E quindi, per deduzione, altro soggetto. Sesso maschile, toh. Magari già nei quadri della stessa Amministrazione cantonale. A togliere il “magari”, se non le indagini commissionali, qualcun altro provvederà.

Della seduta, in atmosfera elettrica sin dalle battute inaugurali, si prova a dare riassunto sui soli punti di merito. La situazione di partenza: tribune gremite di cittadini, manco fosse il giorno della proclamazione dei nuovi deputati; bella lezione di civica dal basso. Il convitato di pietra: Fiorenzo Dadò, che per l'appunto non c'era, e capirete quanta responsabilità pompieristica sia allora ricaduta sul solo Maurizio Agustoni capogruppo Ppd. La commissione: ci sarà e date già un'occhiatina ai nomi; ci sarà, indagherà e - promessa giunta dai banchi del Governo - godrà di piena efficacia; si tratta poi di capire quanti vorranno rispondere nell'immediato e quanti forniranno delucidazioni effettivamente utili. Il dibattito: dopo il primo schieramento di pedoni e torri e alfieri, dopo le prime schermaglie sugli atti parlamentari giacenti, richiesta di discussione generale e “via libera” a larga maggioranza; a seguire, domande a raffica che sarebbero rimaste in gran parte inevase (bersaglio principale Paolo Beltraminelli, direttore del Dipartimento cantonale sanità-socialità, con occasionali interventi di Manuele Bertoli presidente dell'Esecutivo - presente “in corpore” - e di Norman Gobbi titolare del Dipartimento cantonale istituzioni) se alcuni membri del Legislativo - particolarmente battagliero Matteo Pronzini in quota Mps - non avessero richiamato un articolo del regolamento e preteso soddisfazione sui due piedi. Si può, non si può, “Bisogna tenere una linea” (Manuele Bertoli), “Ma non possiamo chiuderla così, e nel regolamento non viene escluso il diritto alle risposte” (virgolettato di sintesi, voci varie), evocato il rischio - testuale - di “fare una brutta figura davanti al Paese” (idem, più interventi. Tranquilli, la società civile si è già fatta una certa qual idea, ed il merito è semmai della stampa non codina, non ministeriale e non serva di certo potere), pausa di cinque minuti per rapido convegno con i capigruppo, infine cannoneggiamento autorizzato e tolda del Governo sotto tiro. Non che dalle spingarde caricate a chiodi sia venuto fuori granché: il picco delle critiche - ma cosa blanda rispetto al “passo indietro” richiesto alcuni giorni or sono dalle sponde dei Verdi - ancora a Paolo Beltraminelli per l'ormai nota questione di una “e-mail” che il funzionario Renato Bernasconi aveva inviato alla “Securitas” nel pieno del tifone. “E-mail” il cui contenuto così si riassume: “Noi chiediamo che non vi avvaliate dell'opera di una specifica persona”, nome e cognome puntualmente riportati. “Noi”, chi? Putiferio. “Noi”, Renato Bernasconi, con “plurale maiestatis”? Quale persona scrive “noi” se non a ciò indirizzata dal responsabile del dipartimento?, si è domandato più d'uno. Attimi di vuoto pneumatico, sguardi interrogativi sprizzanti da un lato all'altro dell'emiciclo, Paolo Beltraminelli che seraficamente afferma - e gli si deve credere - di non essere stato al corrente di tale iniziativa, ed ecco l'invocazione teatrale del colpo di scena: l'“e-mail” - in séguito alla quale, si ricordi, l'addetto in questione era stato esautorato salvo ripescaggio il giorno seguente, scusate, tutt'un malinteso, come no - era andata in copia ad una singola persona. Tac: proprio Carmela Fiorini. “Per conoscenza”, così consta. Senza un motivo preciso, dirà l'uno. Non può essere un caso, replicherà l'altro.

Saluti freddi e niente baci, per ora, da Palazzo delle Orsoline in Bellinzona. Dove mai come questa volta, almeno nella legislatura corrente, l'Esecutivo è parso isolato ed in grigio contrasto con la platea.

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