L'editoriale-bonsai / E la chiamano “Corte europea dei diritti umani”

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L'editoriale-bonsai / E la chiamano “Corte europea dei diritti umani”
In pubblicità - dunque negli “spot” radiofonici e televisivi, nella cartellonistica, nelle inserzioni, financo sulla carta da cesso - è legittimo l'utilizzo di simboli religiosi: ad affermarlo, oggi, i membri di quella che viene chiamata “Corte europea dei diritti umani” o “dell'uomo” se vogliamo seguire la traduzione in italiano, organo con giurisdizione internazionale, Strasburgo la sede. Dunque, a parere di cotanti giudici, in nome della libertà commerciale di espressione uno ha facoltà di prendere Gesù Bambino e di ricoprirlo con un preservativo, ed un altro può trasformare la Vergine in una “mannequin” per farla sfilare in due pezzi, ed un altro si inventerà magari l'uso della Croce come spiedo per il “kebab”. Diritti, diritti umani? La vergogna che tali norme generano nella società civile è un “vulnus” alla storia, alla cultura ed alla fede di centinaia di milioni di persone. A simili giudici, oggi e sempre, è da darsi una sola risposta: non riconosciamo il vostro spirito da giacobini aberranti, non ci rappresentate, non rispetteremo i vostri ordini, non rispetteremo voi, vi disobbediremo in coscienza e con ogni parola e con ogni strumenti lecito. Perché siamo nella legalità, noi. E voi no.
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