Aggregazioni: Verzasca (dis)unita, cittadini al voto in giugno

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Aggregazioni: Verzasca (dis)unita, cittadini al voto in giugno
Definiti i termini per la chiamata alle urne, secondo tentativo dopo quello riuscito nel 2013 ma sconfessato due anni più tardi in sede di Tribunale federale. L'ipotesi territoriale: un solo Comune per Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo, Vogorno ed aree vallerane di Lavertezzo e di Cugnasco-Gerra. Il traguardo: elezioni nella primavera 2020.

Il primo tentativo, come nella memoria collettiva rimane anche per gli sfottò carnascialeschi, andò a vuoto: per meglio dire, nell'aprile di cinque anni or sono la votazione ebbe luogo, ma i suoi effetti vennero cassati due anni e quattro mesi più tardi in sede di Tribunale federale, essendo stata rilevata la mancanza di una base legale - e faceva testo la Legge cantonale sulle aggregazioni e sulle separazioni dei Comuni - sul fronte della separazione coattiva di porzioni del territorio di singoli Comuni. “Impasse” a soluzione, dicono da Palazzo delle Orsoline in Bellinzona versante Istituzioni, e con il “via libera” in forma di preavvisi favorevoli da parte delle autorità municipali dei sette Comuni coinvolti. Ergo: nel fine-settimana culminante su domenica 10 giugno, a pacchetto con un gruppo di temi in votazione federale, i cittadini di Brione Verzasca, Corippo, Sonogno, Frasco, Vogorno, Cugnasco-Gerra e Lavertezzo saranno chiamati ad esprimersi sul progetto del nuovo Comune di Verzasca. Che non sarà precisamente quello che si conosce come somma dei territori pertinenti ai singoli Comuni d'oggigiorno, e qualcuno potrebbe far osservare che per certi versi siamo punto e a capo: difatti, nella futuribile entità amministrativa saranno ricomprese le sole realtà vallerane di Lavertezzo e di Cugnasco-Gerra. Il domani delle zone di pianura (per dire di Lavertezzo: un conglomerato a forte densità urbana e d'impresa qual è Riazzino) finisce sostanzialmente in “dossier” a parte, un passo per volta, con quale denominazione non si sa, et patati et patata.

Partiamo dai numeri. Pur nella non dirompente disponibilità di risorse finanziarie, Bellifoca è pronta a mettere sul piatto 18 milioni di franchi per vari capitoli di spesa, di investimento e di risanamento. Quota maggioritaria (61.11 per cento, 11 milioni di franchi) come contributo di risanamento ed indennizzo per i territori vallerani dei Comuni di Lavertezzo e di Cugnasco-Gerra; due milioni di franchi a titolo di sostegno finanziario per investimenti di valenza regionale a promozione dello sviluppo territoriale e socioeconomico; 2.4 milioni di franchi (cifra trattabile, ma solo al ribasso in quanto contributo massimo e dunque si vedrà a conti effettivi) per l'edificazione di una nuova palestra all'interno del Centro scolastico di Brione Verzasca; 2.6 milioni di franchi sul terremotato capitolo del bilancio del Comune di Lavertezzo, a mo' di risanamento definitivo (ma, come si sa, è in essere una mezza vertenza per i quasi 500'000 franchi che le autorità cittadine di Locarno reclamano dai colleghi di Lavertezzo, in un gioco a tre mani cui non è estraneo il Cantone stesso). Quei 18 milioni di franchi in tutto basteranno per chiudere ogni pendenza e per indirizzare gli aventi diritto al voto verso il “sì, uniamoci e verzaschizziamoci alle zusammen”? In presenza dei menzionati preavvisi positivi, e per i quali sussiste il “placet” anche dai Legislativi, si direbbe che la quadra è stata trovata. Magari a detrimento degli esclusi, che non gradirebbero il trovarsi sul groppone una serie di partite invisibili generate dagli odierni amministratori. Di certo si è ad un bivio ed al probabile taglio del nodo gordiano, ad esempio per Corippo la cui assemblea fu sciolta per rinuncia del trio Claudio Scettrini-Clarina Scettrini-Pia Scettrini con provvisorio affidamento degli affari correnti al commissario Vittorio “Tojo” Scettrini, identica casata ma extraterritoriale.

A sensazione, serviranno parecchie serate informative pubbliche e servirà anche un confronto pacato sui fondamentali dell'operazione. La quale, in presenza del “via libera” e sempre che non salti fuori qualche altra gabola ricorsuale, porterà ad elezioni comunali “uniche” nella primavera 2020. Tutto a misura, tutto con misura.

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