L'editoriale-bonsai / Vertenza Ats, senza trasparenza non c'è futuro

L'editoriale-bonsai / Vertenza Ats, senza trasparenza non c'è futuro
Non vi è nulla di particolarmente delicato, al netto delle dichiarazioni dell'una e dell'altra parte, nella trattativa in corso fra proprietà all'“Agenzia telegrafica svizzera-Ats” e rappresentanza sindacale dei dipendenti: sussiste infatti la pretesa di defalcare l'organico nella misura di 35-40 collaboratori (fra il 15 ed il 20 per cento, considerandosi o le teste o le percentuali di occupazione; a 36 si fissa l'ultima cifra ipotizzata), e sussiste infatti la pretesa contraria ossia una difesa globale dell'occupazione in un'impresa editoriale ovviamente importante, monopolista nel sistema federale, centrale nel mondo dell'informazione ma - e qui sta uno scoglio di cui pare che nessuno voglia prendere coscienza - non più fonte primaria ovvero indispensabile. Allo stesso modo, nessuno sembra essere intenzionato a far entrare nel dibattito uno fra i temi essenziali per la comprensione dello stato dell'arte, ossia le politiche commerciali che erano state adottate (e mantenute, in assenza di reale concorrenza) in casa Ats già prima della fusione con la “Keystone”. Che si debba a questo il paradossale “silenzio-stampa” imposto dalla sponda sindacale sui contenuti del negoziato e sull'eventuale avanzamento delle trattative? In altre parole: qualcuno spera davvero, ed ancora, che una soluzione consistente nel lungo termine sia possibile senza analisi condivisa sugli errori commessi e senza riscontro sul rapporto costi-introiti, ed al netto delle eventuali provvidenze dalla Confederazione (sostegno diretto pari a due milioni di franchi l'anno a partire dal 2019, secondo fresco orientamento sostenuto “in persona” dalla consigliera federale Doris Leuthard, pur essendo l'Ats un'azienda privata)? Illusi: nulla veritas sine traditione, nulla veritas sine perspicuitate.
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