Tituba il “Mister X” dal Ticino, Varese calcio in odore di fallimento

Tituba il “Mister X” dal Ticino, Varese calcio in odore di fallimento
Su un “deus ex machina” ancorato al di qua della frontiera si arroccano le residue speranze di salvataggio finanziario per una società onusta di storia e di... debiti. Che l'imprenditore sarebbe stato pronto a ripianare, in presenza tuttavia di una garanzia sino ad ora non arrivata.

Si raffredda la pista ticinese per il salvataggio del Varese calcio, nobile decaduta - fu anche per sette anni nella serie A italiana - ora in ambasce agonistiche (milita in serie D ossia al quarto livello e naviga appena sopra la zona del “play-out”) ma soprattutto finanziarie: ostacoli a quanto pare frapposti dall'odierna proprietà hanno infatti indotto un imprenditore italiano con operatività da Lugano a prendere tempo circa il possibile intervento da “deus ex machina” in situazione largamente compromessa a causa dei debiti cumulati, l'equivalente di oltre mezzo milione di franchi ad evidenze, più probabili altri 100-150'000 franchi ancora sommersi ovvero non ancora pretesi dai creditori. Tutto ciò mentre la montagna sta letteralmente franando: giocatori senza salari da mesi, costi delle trasferte (e persino dei pranzi pre-partita) coperti in autotassazione da alcuni tifosi, ed altre miserie dello stesso genere.

Che cosa possa spingere un investitore a metter denaro in simile situazione, al solito, è argomento “in mente Dei”. Due sole le certezze, al momento: da una parte, le casse vuote ed i creditori che giorno dopo giorno fanno piovere ingiunzioni di pagamento sulla società; dall'altra, l'effettiva esistenza di tale soggetto, invocato grazie ai buoni uffici del presidente Sauro Catellani. Il quale, pur essendo stato annunciato in tale carica sin da dicembre, non dispone in realtà di alcuna quota nella società, sicché per ogni trattativa vale come controparte chi della maggioranza delle quote è titolare. E qui l'inghippo: stando a fonti locali, il potenziale finanziatore si sarebbe sì dichiarato pronto a ripianare quanto sta nei pregressi, alla condizione di certezze circa l'inesistenza di altri debiti occulti. Sufficiente, in questo senso, una fideiussione da parte della proprietà; istanza tuttavia non accolta, almeno per ora.

Ultima speranza concreta che si affievolisce, con il passare delle ore, in realtà orgogliosamente ancorata alla propria storia più che secolare (fondazione nel 1910, sette cambiamenti di denominazione, continuità in ogni caso garantita) eppure sempre più vicina a quello che sarebbe il terzo fallimento nell'arco di una manciata di anni e, in caso di ritiro o di estromissione dal campionato, con la facoltà di ripartire dalla più bassa tra le categorie dilettantistiche. Il marchio ha un valore, sicuro; e si tratta pur sempre di una realtà con valide infrastrutture e con una solida densità nel settore giovanile e con un discreto séguito di tifosi. Purtroppo, e lo si dice anche nell'interesse del potenziale investitore (che magari potrebbe rivolgere le attenzioni alla realtà elvetica, con maggior probabilità di soddisfazioni già nel breve termine), tutto finisce qui.

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