Signora Lia, nessuno ti vuol più: alle esequie un amore mai sbocciato

Signora Lia, nessuno ti vuol più: alle esequie un amore mai sbocciato
Ai titoli di coda una normativa nata sotto discreti auspici ma crivellata da contestazioni e ricorsi. Non impossibile ma dispendioso e privo di utilità effettiva un eventuale adeguamento; ergo, Palazzo delle Orsoline si appresta a chiudere il capitolo ed a seguire vie diverse.

“Senti che hai sbagliato troppo ormai (...) / sai che ci fai di un sogno mai avverato...”. A lei, la baglioniana signora Lia, par proprio che nessun più voglia bene: non quegli artigiani edili ticinesi per la cui tutela si diceva che la norma fosse stata concepita (e che in buona quota si manifestarono invece ostili), non l'autorità magistrale su irrefutabili pronunciamenti; ed ora, dovendosi chinare il capo davanti a superne volontà, nemmen chi siede a Palazzo delle Orsoline in Bellinzona. Difatti: preso atto dell'asserita lesione della Legge federale sul mercato interno, e per sovrabbondanza del principio di proporzionalità, ed anche alla luce di perizie giuridiche acquisite, in Governo a Bellinzona hanno deciso che la Legge sulle imprese artigianali è destinata ad esequie di seconda classe, chiudiamola qui ché ad incaponirsi si rischia soltanto di andare a farsi altro male. Morale: Claudio Zali, titolare del Dipartimento cantonale territorio, dovrà fare i passi necessari per l'abrogazione della normativa. E che la difesa degli interessi resti quella che è, o sia implementata, ma su altre direttrici.

Una strada, una via, un viottolo, un sentiero anfoso avrebbero avuto, nell'Esecutivo, per mantenere in vita il malatuccio già reduce da traumi e contusioni per effetto delle vie ricorsuali: apportare al testo una serie di modifiche al fine di far sì che il testo medesimo risultasse ragionevolmente compatibile con il diritto superiore. Ci hanno pensato; e, dopo averci pensato, hanno capito - parla chiaro una nota diffusa nel pomeriggio - che il santo non sarebbe mai valso mezza candela, troppe le criticità emerse, e addirittura tali interventi comporterebbero conseguenze ingrate. Ad esempio: scarsamente efficace (o inefficace “tout court”) il sistema di controllo, sproporzione tra impegno e risultati prevedibili, eccesso di costi per l'ente pubblico. No way, a conti fatti. E, di più: un adeguamento in tempi stretti sarebbe stato impossibile, dopo che al Tribunale amministrativo cantonale - fa fede la sentenza emessa martedì 27 febbraio - furono accolti due ricorsi pervenuti dalla Commissione federale concorrenza; e c'era già stato un giudizio pervenuto nel novembre dello scorso anno; e poi, già, le due perizie che al Governo erano state consegnate in dicembre. Taglio al nodo gordiano, esame dei singoli temi rinviato alle prossime settimane. E le implicazioni pratiche, a loro volta, saranno oggetto di indagine durante la preparazione del messaggio da indirizzarsi al Gran Consiglio.

Che cosa rimarrà di questo amore mai sbocciato? Le intenzioni, ecco. Le intenzioni da tradursi in una volontà politica di “proteggere il mercato ticinese del lavoro da ogni forma di concorrenza sleale”, ad esempio per tramite di una nuova campagna di sensibilizzazione delle Commissioni paritetiche. Sarà vagliata anche l'ipotesi di proseguire “anche oltre il 2020” nell'applicazione del controprogetto all'iniziativa popolare “Basta con il “dumping” salariale in Ticino”. Ma della signora Lia, qui sedotta e abbandonata anziché traditrice, nessun serbi nemmen più la memoria: niente nome sulla lapide, niente nome sulla bara (di produzione artigianale, cela va sans dire).

pizza piazza locarno
lugachange
Claciopoli

Ultime news

promozione pubblicita

Accesso utente

nervoso e tifoso
 
salotto gabry