Storia delle religioni, pronto il pateracchio da ateismo militante

Storia delle religioni, pronto il pateracchio da ateismo militante
All'indirizzo del Gran Consiglio la modifica alla Legge della scuola: nuova materia (obbligatoria) in classe quarta media, con vincoli vessatori sulla libertà di pensiero - e di adesione sincera ad una fede, sissignori - dei futuri docenti. L'applicazione a partire dal 2019-2020.

Dicono, da Palazzo delle Orsoline, che la proposta è “equilibrata e adeguata a tener conto delle mutazioni sociali della società ticinese”; se le parole hanno un peso, già su tale premessa espressa in tautologia vi è di che opinare. Affermano inoltre che l'ipotesi di lavoro - cioè quella contenuta nel messaggio indirizzato oggi dall'Esecutivo al Legislativo - è “sorretta da un largo consenso tra gli enti direttamente interessati”, e si vorrebbe a tale proposito leggere tale “consenso” nell'unica modalità percepibile, il nero su bianco. Sta di fatto che sì dall'anno scolastico 2019-2020 il Ticino dell'istruzione obbligatoria si doterà di un corso obbligatorio di storia delle religioni “in luogo dell'istruzione religiosa facoltativa”, lezioni in classe quarta media (147 sezioni), un'ora la settimana, a modifica dell'articolo 23 della Legge sulla scuola sicché non più di “insegnamento religioso”, ma di “insegnamento religioso e sulle religioni” si dovrà parlare.

I punti salienti: cancellazione dell'insegnamento religioso confessionale, inserimento della materia “Storia delle religioni” da gestirsi come ogni altra disciplina parimenti obbligatoria. Ancora: secondo accordo del novembre 2017 tra responsabili del laicistico Dipartimento cantonale educazione-cultura-sport e chi partecipò ai lavori per conto delle Chiese “riconosciute”, ai concorsi per l'insegnamento potranno accedere - citiamo - “tutti i docenti in possesso dei titoli e dei requisiti rilevanti (sarà formato un apposito gruppo di lavoro composto da “esperti”, ndr) necessari all'insegnamento di questa specifica disciplina a livello di scuola media, senza esclusione di principio (oh, quanta grazia) dei laureati in teologia, in scienze religiose, in scienze della religione ed eventualmente in altre scienze umane”. Ma: requisito essenziale è la garanzia (si dica anche il modo, tant'è sciocca tale asserzione) della “neutralità dell'insegnamento”, assicurandosi in particolare “che il corso sia effettivamente non confessionale, ossia esente da qualsiasi filtro interpretativo confessionale” o da prospettiva interna ad una confessione religiosa particolare”.

Maggior costo preventivato: 430'000 franchi l'anno. Per questo pateracchio (e si domanda di nuovo: davvero esso viene giudicato congruo dagli interlocutori, quali che essi siano?). No, qualcosa non torna.

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