Rimborsi ai consiglieri di Stato, nessun reato di carattere penale

Rimborsi ai consiglieri di Stato, nessun reato di carattere penale
Si chiude con un decreto di abbandono anche il procedimento “supplementare” circa indennità ed altro. Confermata indirettamente, per conto, la sussistenza di “manchevolezze” a carattere amministrativo; ma, per competenza, tutto torna ad Esecutivo e Legislativo.

E si direbbe, a questo punto, che è finita. Seconda firma su secondo decreto di abbandono, da parte del procuratore generale John Noseda, in calce al “dossier” aperto sulle indennità e sui rimborsi-spese (oltre che sui regali e sugli stipendi di... buonuscita a fine mandato) pertinenti ai consiglieri di Stato; vicenda, si ricorda a sintesi estrema, originatasi per un legittimo interrogativo tradotto in ripetuti atti parlamentari dal granconsigliere Matteo Pronzini (Mps) ma sul quale i membri dell'Esecutivo - né quelli di oggi né quelli di ieri - hanno responsabilità alcuna, dovendosi semmai contestare una carenza nella vigilanza vuoi ai presidenti del Legislativo cantonale succedutisi “ab immemorabili”, vuoi al precedente cancelliere dello Stato, al secolo quel Giampiero Gianella cui è stata nel frattempo richiesta la restituzione di due salari indebitamente percepiti (era in affiancamento al suo successore, il versamento dello stipendio non entrava in linea di conto).

Non che vi sia molto da raccontarsi, davanti alla chiarezza che un decreto di abbandono porta con sé. Alle brevi: pur dopo esame di nuovo materiale pervenuto - da qui la riapertura del procedimento - in aggiunta a quello che da Bellinzona era stato trasmesso in un primo tempo, nessuna modifica è da apportarsi alla valutazione sull'assenza di reati, segnatamente in materia di abuso di autorità ex-articolo 312 del Codice penale svizzero. Esistono semmai - e John Noseda ciò sottolinea, rinviando ogni decisione alle competenze di Gran Consiglio e Consiglio di Stato - “manchevolezze di natura amministrativa” e che qualcuno avrà pur commesso. C'è fumo e c'è anche arrosto, si deduce, e pertanto quel “semmai” equivale ad un “invece”; ma dal ministero pubblico, espletato quanto eravi da espletarsi, altri commenti non pervengono né perverranno. Rispetto delle regole istituzionali, ed è giusto; si confida, a questa stregua, che sull'altro fronte il concetto di “regole istituzionali” non venga interpretato come rinvio sempiterno delle risposte (e delle decisioni conseguenti).

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