È morto Waldo Bernasconi, sedicente “guru” e vero condannato

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È morto Waldo Bernasconi, sedicente “guru” e vero condannato
Il decesso all'età di 72 anni. In Ticino ed a Como, sotto le insegne della “Clinica Sana vita” e della “Cascina Respaù” rispettivamente, il professionista luganese sviluppò ed applicò una dottrina “neoreichiana” per la cura di anoressia e disturbi alimentari. Percorso interrotto per mano della magistratura inquirente e di quella giudicante: nel 2016 giunse anche un verdetto di colpevolezza per violenze sessuali.

Oltre la soglia della vita terrena si è portato quel che fece e quel che probabilmente non fece, le sue convinzioni da “guru neoreichiano”, qualche condanna penale e vari guai corsi in proprio e fatti correre al prossimo. All'età di quasi 73 anni è scomparso cinque giorni or sono - stamane la notizia grazie ai colleghi del quotidiano “Il Giorno”, edizione comasca, ad esequie avvenute - Waldo Bernasconi, luganese per nascita, figura eclettica che vantava nel “curriculum” lunghe esperienze giornalistiche (mai acclarate) e nel campo delle pubbliche relazioni ma la cui notorietà fu legata all'introduzione di metodi “alternativi” per intervenire sull'anoressia e sull'obesità e su altre conseguenze di disturbi alimentari. Pur nella rivendicazione di titoli accademici - psicologia, antropologia psicologica, persino un dottorato di ricerca - dall'oltremodo incerta consistenza oltre che conseguiti in sedi dalla dubbia credibilità, insieme con un gruppo di collaboratori Waldo Bernasconi pubblicò una quindicina fra studi e libri a sostegno delle proprie tesi e giunse a sviluppare due unità operative, una a Lugano (la “Clinica Sana vita” in quartiere Breganzona) ed una sulle colline alle spalle di Como (la “Cascina Respaù”), applicando dottrine non propriamente congrue ad una validazione in àmbito medico che, difatti, mai giunse.

Su Waldo Bernasconi - nel frattempo accreditatosi come docente universitario in Croazia, e che della Croazia aveva anche rappresentato gli interessi come console onorario a Lugano - e sui suoi collaboratori, fra il 2006 ed il 2007, si appuntò l'occhio delle autorità inquirenti in Ticino ed in Italia; scattarono indagini, le strutture furono al centro di perquisizioni e poi di sequestri, al “guru” vennero contestati addebiti di vario genere sulla falsariga dell'esercizio abusivo della medicina, della psicologia e della psicoterapia. Clamoroso fu il risvolto sulle violenze sessuali perpetrate all'interno della “Cascina Respaù”: al terzo grado di giudizio su suolo italiano, ossia in Cassazione a Roma, nel 2016 fu pronunciata la condanna al carcere per sei anni e mezzo.

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