Riforma sociofiscale, referendisti battuti sul filo di lana

Riforma sociofiscale, referendisti battuti sul filo di lana
Meno di un ticinese su tre alle urne (32.4 per cento), con indubbio beneficio per i referendisti giunti a sfiorare il colpaccio come attesta lo scarto di sole 193 schede (49.86 contro 50.14 per cento), sulla riforma sociofiscale ticinese, progetto alla cui applicazione è stato di fatto dato oggi il “via libera” contro le aspettative dei rappresentanti di un ampio schieramento (l'intera Sinistra e sindacato Unia e varie realtà per un totale di 10 sigle, 10'000 circa le firme raccolte). Soddisfazione - da farsi coincidere con il sospiro di sollievo per lo scampato pericolo - negli ambienti di Palazzo delle Orsoline in Bellinzona, e più nel Legislativo (dove il testo era stato approvato poco prima dello scorso Natale, dopo dibattito protrattosi per oltre quattro ore) che nell'Esecutivo (dove gli interventi oggetto della riforma stessa erano già stati contestati dalla frangia largamente minoritaria per ideologia, contenuti e rappresentatività). I pilastri del programma: riduzioni degli oneri fiscali su aziende e cittadini, incentivi per le “start-up” ed incremento dell'attrattività del Ticino sul fronte tributario; inoltre, assegno parentale da 3'000 franchi - un'idea già messa in campo sul finire del millennio scorso ed approvata (ma non applicata) nel 2010 con il “bonus” da 1'000 franchi - per le famiglie in cui entri un primo bimbo, nato o adottato che egli sia, e varie modalità di supporto nella gestione del periodo dell'infanzia, in primo luogo per quanto riguarda le strutture di accoglienza. Ai numeri effettivi: 223'485 aventi diritto al voto, 72'410 votanti, schede bianche 1'378, schede nulle 381, schede valide 70'651, 35'422 “sì”, 35'229 “no”.
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