Rapine a cavallo del confine, sodalizio criminale sotto torchio

Rapine a cavallo del confine, sodalizio criminale sotto torchio
Da giovedì 14 giugno a processo Filadelfio “Delfio” Vasi, 42 anni, referente primo di una struttura criminale dall'ampio “curriculum”; in Ticino, due colpi nel Mendrisiotto fra il 2010 ed il 2011. Processo a Varese, dove l'uomo è detenuto per espiazione di condanne con sentenze definitive.

Anche due rapine perpetrate in area ticinese di confine fra i 15 episodi per cui 10 persone andranno alla sbarra da giovedì 14 giugno, a Varese, in processo che sarà squarcio su un periodo già lontano (gli addebiti riguardano fatti avvenuti fra il 2010 ed il 2012) ma rimasto nella memoria per la recrudescenza del “frontalierato del crimine”. Fra i soggetti sotto accusa, il posto d'onore - si fa per dire - spetta a Filadelfio “Delfio” Vasi, 42 anni, cittadino italiano, personaggio dalla notorietà pubblica ai tempi in cui era capo degli ultrà “Blood & honour” nella curva del Varese calcio ed il cui “curriculum” rimane costellato di vicende su cui ogni Codice penale del mondo civilizzato è in grado di esprimersi: pestaggi, spaccio di droga (in un agguato, ad inizio 2003, l'ora imputato si buscò un proiettile alla schiena), detenzione illegale di armi e di sostanze stupefacenti, tentata rapina, tentato duplice omicidio; in più, nel settembre 2012, un incredibile tentativo di fuga dallo stesso Palazzo di giustizia di Varese dove l'uomo si trovava per un'udienza processuale (nel piano, di cui l'autorità inquirente era tuttavia venuta a conoscenza tanto che la fuga venne stroncata con doppia cintura di forze dell'ordine all'esterno del tribunale, figuravano l'evasione grazie a sette complici e l'esfiltrazione verso il Ticino, un “quad” come mezzo per varcare la frontiera in zona boschiva e scarsamente presidiata).

Filadelfio Vasi - tuttora in carcere per espiazione di pene con sentenza definitiva: al netto di quel che emergerà dal nuovo processo, sul suo conto non meno di altri tre anni dietro alle sbarre - fu arrestato l'ultima volta nell'ottobre 2011, durante le fasi preparatorie dell'imboscata ad un gioielliere nella zona di Arona (Novara). Dalle indagini risultò che il suo volto e la sua corporatura erano assai simili, non volendosi dire identici, a quelli dell'autore di un assalto compiuto mercoledì 2 giugno 2010 alla “Cassa cambi & gestione Sa” di via Cantonale a Mendrisio frazione Besazio: bottino da 17'000 franchi svizzeri e 189'000 euro circa, riferirono fonti italiane. Sempre in fase di riscontro, coincidenze forse inconfutabili si palesarono con riferimento alla rapina di martedì 23 agosto 2011 alla stazione di servizio “Erg” di via Raimondo Rossi a Mendrisio quartiere Arzo, colpo da 7'000 franchi. Un'autentica predilezione per la fascia di confine, quella di Filadelfio Vasi e dei sodali affaristici nelle sue multiformi “batterie”: proprio in società, forse con l'intenzione di non discriminare nessuno ed anzi volendo dimostrare un'assoluta equanimità di giudizio, ancora nel 2011 i malviventi puntarono anche - e con successo, nel senso del crimine - su una gioielleria a Cantello (Varese). Notisi infine che, in precedente circostanza, l'uomo ed alcuni complici erano stati intercettati e fermati in Italia sull'accensione dei motori per un'altra trasferta da rapina al di qua del valico del Gaggiolo. Pervicaci, neh, ma anche monotoni. Purtroppo, di una monotonia pericolosa per il prossimo.

Altro che riguardi il Ticino sarebbe da non escludersi, anche in ragione di alcuni precedenti di giustizia: chiarimenti sono per l'appunto attesi dall'aula in cui il processo avrebbe in realtà dovuto aver inizio nel dicembre 2017. E, quel che è certo, le cose andranno per le lunghette: non prima di ottobre, per dire, la prima escussione di testimoni, stanti le questioni procedurali legate al prossimo pensionamento della presidente il collegio tribunalizio.

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