L'editoriale / Casinò “morto”. Ed i furbetti fan finta che sia colpa di Berna

L'editoriale / Casinò “morto”. Ed i furbetti fan finta che sia colpa di Berna
Ombre, e parecchie, dietro ai conti in rosso ed al fallimento della quasi secolare realtà a Campione d'Italia. Da fonti sindacali tricolori, tuttavia, arriva persino una comica - ed indecente - accusa ai vertici della Banca nazionale svizzera. Sapete, per via dell'abbandono della soglia minima fissa di cambio tra franco ed euro...

Di argomentazioni persino barzellettesche si stanno avvalendo, taluni sindacalisti italiani dal cervello bruciato, nel tentativo di costruire ora un castello di responsabili e di corresponsabili - veri o di fantasia che essi siano - nella vicenda del falllimento del Casinò di Campione d'Italia, realtà da cui dipendono una larga fetta dell'economia dell'“exclave” comasca e lo stesso ente pubblico locale; quell'impresa che qualche giorno fa, per dire, giujnse al capolinea con tanto di commissariamento, e ciò dopo decenni all'insegna del sottogoverno e della gestione senza una traccia programmatica e senza “piano B” pur essendo evidente la progressiva erosione dei cespiti. L'ultima storiella: ad acuire in misura massiccia la già esistente crisi della casa da gioco sarebbe stata nientemento che la Banca nazionale svizzera, diciamo alla metà di gennaio 2015. La Bns? La Bns che interviene sul Casinò di Campione? Beh, indirettamente, pretendono tali fonti sindacali: la colpa sarebbe in sostanza di Thomas Jordan, presidente della direzione generale dell'istituto, avendo egli scelto di spezzare in quel periodo il rapporto minimo fisso di cambio ad 1.20 franchi per un euro. Un episodio, è la tesi, in forza del quale il Casinò di Campione avrebbe perso circa 20 milioni di franchi.

Scopriamo dunque, ragionando per assurdo su tale percorso dialettico ovvero dandosi retta per delirio di ipotesi a tali spacciatori di fumo, che ai capi della Bns viene addossata (oggi) una sorta di certificato di cattiva condotta, o di superficialità, o di insensibilità, o più apertamente di truffaldineria. Qui ci sono persone - rappresentanti sindacali, gente che dovrebbe essere informata sui fatti di cui tratta - che tre anni e mezzo dopo un fatto giunge a dichiarare tale fatto come concausa di un tracollo; quasi che, ad avviso di costoro, i vertici della Banca nazionale svizzera fossero tenuti ad informare preventivamente (“Quanto tempo vi serve, signori? Due giorni, una settimana, magari un mese? Ottempereremo quanto prima, al vostro servizio”) un funzionariotto del Casinò di Campione, in modo da consentirgli di eliminare le risorse finanziarie destinate al deprezzamento e, per contro, di esaltare e di accrescere e di implementare la massa di denaro nella valuta che si sarebbe resa più pregiata. Cosa strana: nei giorni precedenti la decisione di Thomas Jordan, normalissimi titolari di conti bancari avevano “scalato” tale rischio provvedendo al riequilibrio deglii averi fra euro e franco, ed in alcuni casi scaricando anzi ogni posizione in euro a favore del franco.

Ci si sta dunque dicendo, e senza pudore alcuno, che al Casinò di Campione non avevano preso in considerazione quel che un ordinarissimo correntista a Lugano o a Milano considerava da parecchi mesi come punto focale da cui far dipendere gli investimenti? Si sta provando ad affermare che, nella pletora di collaboratori e di dipendenti della struttura e di controllori interni e di controllori esterni sui controllori interni (la proprietà è al 100 per cento del Comune), nessuno avesse ipotizzato e messo nero su bianco che una fluttuazione improvvisa, toh, era almeno da prendersi in considerazione come eventualità remota, e che a fronte di simile scenario occorreva uno strumento di applicazione immediata al fine di neutralizzare ogni effetto negativo? Si sta tentando, soprattutto, di trovare un “escamotage” per inventarsi nemici oltre l'orizzonte, riempiendo le pagine con alti lai e sperando magari che nessuno si trovi a reagire avendo letto simili corbellerie? Ora che la greppia ha smesso di foraggiare Tizio, Caio e Sempronio e che i debiti - purtroppo, anche verso il Canton Ticino, sul riverbero che passa attraverso il Comune - hanno assunto una consistenza da dramma reale, piene restano le lingue, ma vuote le zucche...

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