Cantonali 2019, per Lega e Udc spunta un nome-bomba

Cantonali 2019, per Lega e Udc spunta un nome-bomba
Accordo ormai fatto, con la formula del “quattro più uno”, per la corsa al Governo. Ovvia la ricandidatura di Norman Gobbi e Claudio Zali, consiglieri di Stato in carica; Daniele Caverzasio in terza moneta; Piero Marchesi possibile soggetto per gli alleati. E sul quarto gradino, una donna oppure...

Quasi in porto (manca una sorta di ratifica sui termini precisi dell'accordo) l'alleanza Lega dei Ticinesi-Unione democratica di Centro in funzione delle Cantonali 2019: dal “week-end”, dopo consultazioni che in realtà sono sviluppo di discorsi già formulati all'interno ed all'esterno di Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, la conferma di un assetto d'attacco in cui arieti sono e restano i consiglieri di Stato in carica, vale a dire Norman Gobbi (Istituzioni) e Claudio Zali (Territorio). Ipotizzabile ed anzi da considerarsi primario, in rinforzo immediato cioè come terzo e libero battitore anche in ragione del suo radicamento in area “sensibile” qual è il Mendrisiotto, il piazzamento di Daniele Caverzasio, capogruppo leghista nel Legislativo cantonale e municipale di Mendrisio, figura sulla quale aleggia ampio consenso anche da ambienti per nulla contigui. All'Udc andrà di sicuro un posto nella lista, senza veto sul nome da parte dei leghisti per quanto riguarda la linea ed i temi primari ma con preferenza per un candidato - ad esempio, Piero Marchesi presidente cantonale - che con i maggiorenti di via Monte Boglia in Lugano abbia empatia. Questione di pelle, si direbbe. Questione di pelle che vale anche in reciprocità di discorso, ponendosi identico problema nella scelta del quarto candidato leghista. Opzione primaria, una donna: che non sarà Roberta Pantani Tettamanti, giustamente ancorata al mandato in Consiglio nazionale, e nemmeno Maruska Ortelli, già gravata dal duplice impegno come granconsigliera e consigliera comunale a Lugano (qui anche presidente del Legislativo); pur risultando nel “bouquet” delle opzioni, si chiamerebbe fuori anche Amanda Rückert, granconsigliera. E quindi? E quindi, sull'impossibilità materiale di spingere una candidata che volontariamente incominci a ragionare da futura consigliera di Stato e cioè un soggetto che nel 2019 faccia corsa progettando un quadriennio di “qualificazione” al seggio nel 2023, le riflessioni starebbero conducendo verso la conversione “ad U” su altro candidato di sesso maschile. Uno che nell'emiciclo del Legislativo cantonale siede, e che di sicuro non sgradirebbe di trovarsi in lista purché cò avvenga su invito o meglio ancora per cooptazione: Boris “Bobo” Bignasca, figlio di Giuliano “Nano” Bignasca fondatore della Lega e del “Mattino della domenica” (in ordine cronologico inverso). Il cognome in sé, soprattutto sui militanti “d'antan” ed i cui meriti furono misconosciuti e che si professano ora come “ex-leghisti delusi”, potrebbe esercitare qualche fascino. Una traccia di autocandidatura, alla tornata precedente, era stata espressa dallo stesso Boris Bignasca - che al tempo aveva 28 anni; saranno 32 a dicembre, poco meno dell'età di Norman Gobbi quand'egli venne eletto in Consiglio nazionale - con una sorta di sondaggio via “Facebook”; ora l'ambizione potrebbe coincidere anche con disponibilità immediata. Immediata, ma apprezzata da tutti, all'interno?

pizza piazza locarno
lugachange
Claciopoli

Ultime news

promozione pubblicita

Accesso utente

nervoso e tifoso
 
salotto gabry