Italiano, quo vadis? / A “Linguissimo” è di moda il francese riverniciato

Italiano, quo vadis? / A “Linguissimo” è di moda il francese riverniciato
Incorreggibili, o meglio: lentissimi nell'emendarsi da un uso mortifero della lingua, quelli del “Forum helveticum”. Che ai giovani propongono sì - ed ogni anno - un concorso in sfida sugli idiomi nazionali, ma trattando con aria di sufficienza chi sta a sud del San Gottardo. Dite che non è aria di sufficienza? Allora è qualcosa di peggio.

Di anno in anno, su queste pagine, viene rinnovata l'ammirazione per il “Forum helveticum” promotore di “Linguissimo”, àmbito nel quale adolescenti e giovanissimi adulti vengono invitati - giusto oggi il lancio del nuovo concorso - a sperimentarsi “oltre le frontiere linguistiche” per tramite della scrittura. Pare che ci seguano, al “Forum helveticum”; e, difatti, dopo reiterate proteste qui espresse, dalle informative destinate alla stampa hanno tolto adesso - a marzo c'era ancora, nella nota diffusa stamane invece no - la seconda “m” nella parola “communicato”. Pace fatta, allora? Macché: saranno anche all'11.o anno consecutivo di edizione del concorso, ma al “Forum helveticum” continuano a far uso di una lingua italiana da orticaria. Sintassi, roba da matita rossa e blu; proprietà nell'uso delle locuzioni, scadente; conoscenza del senso dei verbi, carente (e per logica, vivaddio, con la scrittura con si “crea” un bel nulla); circa l'utilizzo di “presso” per dire che uno sta in qualche posto, qualche vocabolario è di manica larga ma noi restiamo ai fondamentali e dunque “presso” è “vicino a”, non “in” o “dentro”. Esuberante, ma non di quell'esuberanza che si apprezza, la tempesta di possessivi dall'inutilità manifesta (“I partecipanti (...) devono inoltrare i loro contributi”; da quando in qua chi partecipa manda cose altrui, a men che trattisi di plagio?). Non ci siamo, ancora, sui tempi dei verbi e cioè sulla benedetta questione della “consecutio”: prima subordinata locativa al futuro indicativo e sub-subordinata relativa puntellata al presente indicativo, ma quando mai?. E poi: quale pretesa esprimete mai, nel momento in cui scrivete che i finalisti “redigeranno un poema”? Nientemeno che un poema? Un'“Odissea”, un'“Iliade”, una “Comoedia”, un “Orlando furioso”? Per fortuna giunge in soccorso il testo in lingua tedesca, laddove si parla di “Gedicht” e morta lì. “Poesia”, non “poema”; è già qualcosa. Ad onta dell'esperienza maturata nell'arco di un decennio, insomma, pare che al “Forum helveticum” non abbiano intenzione di darsi una regolata. E si capisce: il “loro” italiano somiglia assai ad una traduzione dal francese (vedasi il caso citato: “poesia” da “poème”, parola che tra i figli di Marianna vale tanto per la “Gerusalemme liberata” d'un Torquato Tasso quanto per la “Chanson d'automne” d'un Paul Verlaine; e per cortesia, non provate nemmeno ad appoggiarvi a “Wikipedia” che offre uno strapuntino d'appoggio accettando di mutuare l'accezione francese, ché vi si dovrebbe replicare parlandovi di Caedmon lirico di Streonaeshalch in quel dell'odierna Whitby e dunque d'un quattro secoli anglosassone anteriore al prodromo del poema in landa francese). Diciamo di più: in quei comunicati, ed in quei messaggi che si declinano nel corso dell'intero svolgimento di “Linguissimo”, passa solo un francese rivoltato in italiano farraginoso, privo di armonia, privo di fluidità, privo di anima. Vi si ringrazierà sempre per l'aver adottato una denominazione qual è “Linguissimo”, certo; ma, cari amici, quando vi deciderete a dare l'italiano ad uno che scriva in italiano?

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