Rimborsi all'ex-cancelliere dello Stato, tutto in bolla di sapone

Rimborsi all'ex-cancelliere dello Stato, tutto in bolla di sapone
Non luogo a procedere: così il procuratore generale Andrea Pagani, oggi, sulla presunta discrepanza tra dovuto e percepito nel periodo 1999-2011. “Presunto” soltanto, quello scarto di 1'000 franchi l'anno: le carte dicevano, sin dall'inizio, che la cifra era stata accordata.

Non vi sarà séguito alcuno in sede penale per il presunto “gonfiamento” dei rimborsi-spese a Giampiero Gianella, già cancelliere di Stato, per un importo di 1'000 franchi in più (ossia 6'000 anziché 5'000 franchi) l'anno nel periodo 1999-2011: e non vi sarà, come indica stamane una nota di fonte ministero pubblico, perché da una parte non vi fu indebito profitto e dall'altra, addirittura, la cifra di 6'000 franchi l'anno era stata autorizzata in decisione agli atti sin da mercoledì 26 maggio 1999, con una nota in forma di promemoria allegata ad altra nota a protocollo di nove giorni prima. Come dire che il caso, se appena appena fosse stata posta attenzione, era insussistente; fra le righe, una tirata d'orecchi ai membri della Commissione parlamentare gestione-finanze, organo da cui, otto giorni or sono, era partita l'informativa - quella che viene definita “segnalazione”, e che in realtà non costituisce segnale d'un bel nulla - al ministero pubblico stesso sulla scorta di una presunta incongruenza fra la nota protocollata lunedì 17 maggio 1999, una lettera di giovedì 20 maggio 1999 (a firma di Giampiero Gianella ed indirizzata al responsabile dell'Ufficio stipendi) e l'autorizzazione messa nero su bianco mercoledì 26 maggio in sede governativa. Uno scarto di 1'000 franchi del quale nessuno si sarebbe mai accorto nell'arco di quattro lustri e che, toh, qualche solerte granconsigliere sarebbe invece riuscito a far emergere dalle carte. Prendendo un abbaglio. Tassativo, il procuratore generale Andrea Pagani, nello sciogliere il dubbio: egli parla di “attento esame degli atti acquisiti” e di assenza dei presupposti per i reati ipotizzabili ovvero truffa (ex-articolo 146 del Codice penale svizzero) ed abuso di autorità (ex-articolo 312 del Codice penale svizzero), sicché non sussiste motivo per l'apertura di un'istruzione penale. Circa l'inesistenza dello scarto di 1'000 franchi, dall'autorità giudiziaria vien fatto tra l'altro sapere che del “via libera” era stata data conferma anche “in una successiva risposta dell'Esecutivo”; e a chi, di grazia, tale risposta? Ma nientemeno che ad un esponente del Legislativo cantonale, che “temporibus illis” aveva trasposto il dubbio in forma di interrogazione parlamentare poi e regolarmente evasa. Insomma: zero trucchi, zero inganni, e nemmeno il profitto indebito all'insaputa dell'ora ex-cancelliere. Non luogo a procedere, ed amen.

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