Officine, 100 milioni di franchi contro un pugno di promeFfsse

Officine, 100 milioni di franchi contro un pugno di promeFfsse
“Via libera” dal Gran Consiglio, e con larga maggioranza che non rende l'idea dei malpancismi espressi da numerosi deputati, al maxiassegno preteso dall'ex-Regìa per mantenere l'operatività su suolo ticinese in un futuro complesso. Sul “dove” si discuterà, sul “cumquibus” invece tutto è deciso. In cambio di che?

Presto contati quanti, tra gli odierni membri del Legislativo cantonale, fossero presenti in prima fila durante lo sciopero delle “Officine Ffs” di Bellinzona: a qualcuno difetta l'età, a qualcuno difettava l'interesse per una battaglia che fu sacrosanta e popolare. Presto contati quelli che salgono ogni giorno su un treno regionale e che sanno, ad esempio, che la manutenzione pesante dei “Tilo” viene svolta in una landa dalla non immediata reperibilità sulle cartine - fatte salve le mappe dell'Esercito - della Svizzera interna, anche per via del fatto che una qualunque composizione a sei casse (vagoni, nell'accezione comune) non riesce ad entrare per intera nello stabilimento industriale a Bellinzona e quindi, per l'eventuale trattamento, si dovrebbe in sostanza spedire il convoglio fino a Chiasso, farlo girare e farlo risalire spezzato in due blocchi. Con simili premesse è andato in scena oggi, seconda giornata di Gran Consiglio, un dibattito dai tratti surreali e nel cui contesto valse solo il valsente, cioè l'assegnone da 100 milioni di franchi messo sul piatto delle Ffs affinché, con buona grazia di Andreas Meyer amministratore e capintesta della già Regia federale, al Ticino sia preservato un ruolo nella gestione della manutenzione dei carri, forse dei locomotori, forse dei materiali accessori, forse. Forse, perché le unità di base non negoziabili - garanzia dei livelli di occupazione e garanzia dei volumi di lavoro, sarebbero stati sufficienti due tratti di penna - non sono entrate in linea di conto. Ma è passato, il testo, nella versione taglia-e-cuci in corso d'opera per avvenuta integrazione della sintesi tra due emendamenti analoghi - Michele Guerra per la Lega dei Ticinesi, Fiorenzo Dadò per il Partito popolare democratico: in corsa, oltre a Bellinzona lato Arbedo-Castione, è entrato di prepotenza il sedime “ex-Monteforno” tra Bodio e Giornico - e dopo aver superato uno scoglio imprevisto (a 34 contro 30 ed astenuti in doppia cifra sul completamento della linea tra Arbedo-Castione frazione Castione e Bodio, ipotesi lanciata da Omar Terraneo per i liberali-radicali e con richiesta di vincolo del versamento della somma solo su garanzie di soluzione della strozzatura tra Biasca e Riviera frazione Osogna). Aggiungiamo: è passato con ampia maggioranza, persino. Il che stupisce (58 favorevoli, 10 contrari, 12 in bianco) dopo tutto quel che si è sentito dalla tribuna: rischio di errori procedurali (ad evidenziarli soprattutto Sergio Morisoli in quota “LaDestra”), prese di posizione in nome di questo e di quello (onestissimo il leghista Sem Genini: “Sono il segretario agricolo cantonale, non posso non tenere in considerazione il pericolo di uno spreco del territorio”), entrata in materia votata “ma solo perché voglio vedere dove andiamo a parare nel corso della discussione, e poi deciderò” (atteggiamento saggio, latore Franco Celio: così come un giornalista deve rileggere prima di pubblicare, anche al fine di non doversi poi arrampicare su specchi di lesa maestà deontologica quando viene colto in fallo, un politico deve conoscere il conoscibile prima di esprimersi), tempi di intervento sforati sino alla soglia dell'irritazione da parte dei membri dell'Ufficio presidenziale (onore a Pelin Kandemir Bordoli presidente: al suo posto ci saremmo alzati e saremmo andati a staccare le casse dell'audio ai reprobi), e compagnia cantante. Il “via libera”, dovendosi anche raccontare qualcosa circa la parte seria del dibattito, è giunto tra mille “distinguo” e con qualche apprezzabile intuizione: degno di nota un passaggio del socialista Bruno Storni, cui premeva (ed è stato seguito da 24 colleghi contro 44 più sette astenuti) il congelamento dei 100 milioni di franchi sino a quando dalle Ffs fosse stata data assicurazione, nero su bianco, circa la costituzione di spazi per attività di manutenzione oltre a quelle leggere e pesanti che sono già note, il tutto mettendosi a referto la difesa di 230 posti di lavoro e l'integrazione con altri 100, meglio 150. Una formula di sguincio per quel che si sarebbe dovuto imporre, esistendo infatti una linea dell'inderogabile, ed in fondo si sta parlando di una compartecipazione a fondo perso (perché il Cantone non diventa azionista delle nuove “Officine”, pur mettendo lì il 27.78 per cento dell'investimento da 360 milioni di franchi; né ci si può rallegrare del fatto che torni in disponibilità un'area pregiata, vuoi perché atlro territorio sarà consumato nell'ipotesi di Arbedo-Castione vuoi perché, all'origine, il sedime su cui insistono le “Officine” d'oggigiorno venne graziosamente regalato alle Ffs dai membri di un patriziato del Bellinzonese, e "regalato" è verbo non fraintendibile). Non abbiamo detto, e rimediamo in ultimo, circa l'entrata in materia di cui Matteo Pronzini, per la quota Mps, aveva cercato di ottenere il differimento sino ad avvenuta discussione sul testo dell'iniziativa “Giù le mani dalle Officine” (c'è, non è solo uno “slogan” dei tempi di Gianni Frizzo “conducàtor” dello storico sciopero. A proposito: è in pensione da due anni, eppure si è presentato nella “Tribuna torcida” tra stampa e spettatori ed ha seguito i lavori con sovrana austerità, fatti salvi alcuni sbuffi). L'hanno spuntata i tre correlatori, bravi nella costruzione dell'impalcatura, disposti al dialogo, per carità del Cielo, ma anch'essi non straconvinti. A volte, come si suol dire, la “Realpolitik” non ammette mediazioni o tentennamenti. Non resta che sperare, ecco: sperare che dall'altra parte quella lettera di intenti non sia scritta con l'inchiostro simpatico.

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