Filo di nota / Ticinesi “sostituiti” in casa “Coop”. Eh, è tutto in regola...

Filo di nota / Ticinesi “sostituiti” in casa “Coop”. Eh, è tutto in regola...
Prima uno, poi un altro, poi un'altra, poi un'altra ancora: da “tutti dentro”, i dipendenti ticinesi di una stazione di servizio “Coop” (volete conoscere il luogo? Nessun problema: in territorio comunale di Bellinzona direzione Arbedo-Castione, lungo strada ad elevato flusso veicolare) sono finiti tutti fuori, nel giro di un paio di anni. Licenziati, licenziati senza riguardo per l'età e per la competenza e per il ruolo e per la fedeltà all'azienda e per il rapporto fiduciario che erano stati capaci di instaurare con la clientela; licenziati e sostituiti perché il gerente - questa l'evidenza: sempre disponibili ad ascoltare la campana dall'interno del punto-vendita, ma non sulle chiacchiere - ha preferito via via far subentrare suoi connazionali, a quanto pare parenti e/o collegati. Possibile, questo? Possibile: a specifica domanda fatta porre per tramite di terzi, i vertici della “Coop” hanno risposto che no, non è in atto alcuna politica discriminatoria verso i ticinesi, e che i ticinesi vanno in sostanza bene, ma che nessuno ha facoltà di intervento sull'autonomia di organizzazione e di gestione da parte di colui che della stazione di servizio è responsabile. Un'applicazione contemporanea, ed unidirezionale, dell'antico “Cuius regio, eius et religio”. A discrezione, ad oppressione?
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